Gli appassionati di archeologia industriale rischiano la sindrome di Stendhal al Villaggio Operaio di Crespi d’Adda, costruito a fine Ottocento e oggi ancora perfettamente intatto. Si deve proprio alla presenza del fiume Adda se nel 1878 la famiglia Crespi, originaria di
Busto Arsizio, decise di aprire qui un grande impianto di lavorazione del cotone, attività che già svolgeva in altre località d’Italia.
Negli anni successivi intorno alla fabbrica e agli uffici del Cotonificio Crespi, per permettere ai lavoratori dell’azienda di vivere in un contesto gradevole e sano, vicino al posto di lavoro, si misero al lavoro architetti e muratori che in breve tempo costruirono ville, villette e palazzine, corredate da una piscina coperta, scuole, negozi, un albergo, il cimitero e una chiesa. Questa, ancora in perfetto stato come quasi tutti gli edifici, fu realizzata su richiesta della famiglia committente come esatta copia di quella rinascimentale di S. Maria di Piazza di Busto Arsizio.
La maggior parte degli attuali abitanti delle ex case operaie sono ancora oggi discendenti di operai, impiegati e dirigenti che allora si trasferirono dentro quelle mura per lavorare nell’azienda. E’ abitata anche la villa-castello dei proprietari, sono aperti bar e ristoranti, la fabbrica è in disuso dal 2003 ma i capannoni e le ciminiere si sono trasformati in un museo a cielo aperto, tutelato dall’Unesco che ha inserito il Villaggio Operaio di Crespi d’Adda nel suo Patrimonio dell’Umanità.
Crespi D’Adda, Capriate S. Gervasio (Bg), http://www.villaggiocrespi.it