A Roma alla Casa Museo Alberto Moravia

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Sono sempre affascinanti le case degli artisti quando vengono aperte al pubblico: annusare gli spazi nei quali grandi talenti hanno elaborato i loro lavori, immaginarsi da dove può essere arrivata l’ispirazione, guardare il panorama che faceva da sfondo alle attività quotidiane, avvicina il visitatore all’artista quanto le sue opere stesse. E quello che emerge tra le mura della casa di Alberto Moravia è che la sua vita girava intorno al presente: appare così il grande scrittore e intellettuale nella casa museo che da qualche anno si può visitare a Roma nell’appartamento in cui visse dal 1963 fino alla morte nel 1990 prima con la compagna Dacia Maraini e successivamente con la seconda moglie Carmen Llera (le principali artefici dell’apertura al pubblico della casa), priva di ricordi della famiglia di origine e del passato in generale. E questa totale assenza di malinconia, sintomo di grande intelligenza e apertura verso il futuro, fa sì che anche oggi che lo spazio è museo (oltre che sede degli uffici della Fondazione a lui dedicata), la casa abbia un’aria viva… ci si aspetta che Moravia a un certo punto sbuchi da una stanza, che accolga il visitatore con la cordialità per cui era famoso e con cui riceveva chiunque passasse a trovarlo, anche quando questo comportava interrompersi mentre scriveva. Lo scrittore in questa abitazione mise insieme, oltre alla ricchissima biblioteca visibile quasi in tutte le stanze, una enorme raccolta di opere di artisti a lui contemporanei, in gran parte anche suoi amici personali, che ancora adesso abbelliscono tutte le pareti, fra cui due eloquenti ritratti di Renato Guttuso, tanti lavori di Mario Schifano, tra cui l’enorme “Finestra con pianta” che accoglie il visitatore nell’ingresso, e un bellissimo ritratto di profilo in legno di Mario Ceroli. L’emozione più grande si vive nello studio dove lavorava seduto sulla sedia ormai usurata davanti alla possente scrivania (realizzata appositamente per lui nel 1979 da Sebastian Schadhauser), su cui è ancora appoggiata la grande macchina da scrivere Olivetti Diaspron 82. Alla fine della visita, uscendo viene voglia subito di mettersi a leggere (o rileggere) i suoi capolavori come “Gli indifferenti”, “La ciociara”, “La noia” per approfondire l’amicizia nata a casa sua.
Casa Museo Alberto Moravia, Lungotevere della Vittoria 1, www.casaalbertomoravia.it

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